

79. L'unificazione italiana: una convergenza di fattori a favore
della soluzione sabauda.

Da: A. Scirocco, L'Italia del Risorgimento, Il Mulino, Bologna,
1990.

Il dibattito storiografico sull'unificazione italiana  stato per
lungo tempo caratterizzato dalla polemica tra coloro che
valutavano positivamente l'opera di Casa Savoia, considerandola
come indispensabile guida del movimento nazionale italiano, e
quelli che vedevano nelle iniziative sabaude solo delle semplici
guerre di conquista finalizzate all'espansione territoriale del
regno di Sardegna. Gi a partire dai primi decenni del Novecento
tali impostazioni sono apparse superate e le vicende italiane sono
state inquadrate nel pi vasto ambito della storia europea.
Collocandosi su tale linea interpretativa, nel seguente passo, lo
storico italiano Alfonso Scirocco evidenzia le ragioni interne ed
internazionali che favorirono la soluzione sabauda della
questione italiana, fino a renderla l'unica possibile.

Il ruolo assunto dal Piemonte nel movimento nazionale a partire
dal Congresso di Parigi aveva mutato i termini della lotta
politica nella penisola. La fedelt allo Statuto aveva mostrato la
possibilit di conciliare l'ordine con la libert; poi il
fallimento dei moti rivoluzionari e l'interessamento delle grandi
potenze alla questione italiana avevano indirizzato le speranze ad
un'azione diplomatico-militare contro l'Austria che solo uno Stato
regolare poteva condurre. Di qui il rapido crescere nella
penisola di un movimento filosabaudo, alimentato dal mito del re
galantuomo: un mito diffuso dalla pubblicistica moderata, che
mise in ombra le velleit di politica personale di Vittorio
Emanuele, le sue simpatie per la Destra conservatrice, la sua
opposizione alle riforme ecclesiastiche, soprattutto la sua
avversione per Cavour, pienamente ricambiata dal ministro.
Assurto a simbolo della libert e dell'Unit, Vittorio Emanuele
nel 1859-'60, in quell'autentica rivoluzione che sconvolse il
secolare assetto territoriale della penisola, rappresent la
garanzia dell'ordine di fronte alla diplomazia europea e di fronte
alle classi dirigenti degli Stati che scomparivano.
Si dimostr fondata la convinzione di Mazzini che il crollo
dell'Austria in Lombardia avrebbe messo in crisi tutti i governi
assoluti. Separatisi dalle classi dirigenti, di cui mortificavano
l'aspirazione a partecipare alla vita dello Stato mediante
istituzioni parlamentari, essi dopo il `48 avevano perduto il
consenso e si reggevano solo sulla forza militare degli Asburgo.
Fu merito della Societ nazionale diffondere l'impostazione
cavouriana del programma moderato che faceva capo alla guerra
all'Austria mediante l'iniziativa sabauda.
Il modo in cui si comp l'unificazione della penisola, per gradi
successivi, fece realizzare un assetto ritenuto utopistico ancora
nella primavera del '59. L'unione della Lombardia al regno sardo
discendeva dagli accordi di Plombires. Le annessioni nell'Italia
centrale furono determinate dall'eterogeneit dei territori
ribellatisi ai governi legittimi e dalla imprevista forza del
sentimento nazional-liberale, che escluse il ritorno dei vecchi
sovrani, ma escluse anche una soluzione imposta dalla diplomazia,
come il principe Gerolamo [Gerolamo Bonaparte, cugino di Napoleone
terzo, che, secondo gli accordi di Plombires, avrebbe dovuto
sposare la principessa Clotilde di Savoia e che l'imperatore
francese mirava a porre sul trono del regno dell'Italia centrale
previsto dagli accordi stessi] o la sovranit temporanea di un
principe di Casa Savoia. Si venne cos a creare uno Stato esteso,
che divent polo di attrazione nei confronti delle Due Sicilie nel
'60. [...].
La soluzione sabauda fu, quindi, favorita dalla scansione dei
tempi in cui si realizz l'Unit. Quando l'epica impresa dei Mille
meravigli il mondo, i democratici erano gi stati sconfitti sul
terreno ideologico (Garibaldi aveva come motto Italia e Vittorio
Emanuele) e sul terreno politico (l'iniziativa popolare
nell'Italia centrale aveva vinto perch l'Austria era stata
bloccata dalla Francia alleata del Piemonte). Mazzini era stato il
profeta dell'unit nazionale e con l'infaticabile predicazione ne
aveva tenuto vivo l'ideale: ma i moderati avevano avuto un
progetto politico in grado di sfruttare gli spazi di manovra
permessi dagli avvenimenti internazionali ed il regno sabaudo in
quanto Stato ne aveva reso possibile la realizzazione.
Per queste ragioni l'Italia unita ebbe direzione moderata.
Vittorio Emanuele il 3 ottobre ad Ancona assunse il comando del
corpo di spedizione in marcia verso il Mezzogiorno, il 10 varc il
confine. Il 26 ottobre, dopo il plebiscito che ne riconosceva la
sovranit, incontr Garibaldi a Taverna Catena, presso Teano. Il 7
novembre entr a Napoli con il dittatore. L'8 ricevette
ufficialmente i risultati del plebiscito.
Il 9 Garibaldi part per l'isoletta di Caprera, dove si era
stabilito nel 1857, rifiutando cariche ed onori. Il 4 novembre si
erano svolti i plebisciti nelle Marche e nell'Umbria con la
consueta larga partecipazione di votanti e la schiacciante
maggioranza per l'annessione. La resistenza armata di Francesco
secondo dur ancora qualche mese. Capua capitol il 2 novembre.
Gaeta, investita prima solo da terra, poi anche dal mare, si
arrese il 13 febbraio 1861, dopo un'epica resistenza che nobilit
la fine della monarchia. Il Borbone trasfer la Corte a Roma,
accolto da Pio nono, che ricambi l'ospitalit ricevuta nel 1848,
e form un governo in esilio. Ma la scomparsa delle antiche
divisioni della penisola era un fatto irreversibile. Lo avrebbero
dimostrato nel giro di pochi anni la conquista di Venezia e la
proclamazione di Roma capitale.
